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Le Linee di Piero ManzoniL'opera nascosta Molti lavori di Piero Manzoni esigono il nascondimento dell’opera
d’arte. L’opera consiste in una singola linea tracciata su un foglio di carta, arrotolato e posto all’interno di un cilindro di cartone etichettato. Nelle intenzioni dell’autore, il contenitore sigillato non si sarebbe dovuto mai aprire. L’opera d’arte rimane così sottratta allo sguardo dello spettatore e dell’acquirente, chiusa nell’astuccio e - metaforicamente - chiusa in se stessa (una chiusura di senso analoga all’autoreferenzialità dell’Achrome, una semplice superficie bianca che non significa altro se non se stessa). La sparizione dell'opera d'arte è esibita in modo palese nella Linea di lunghezza infinita: il contenitore – un cilindro di legno senza aperture - racchiude idealmente una linea che esiste solo come puro concetto. La Linea di Herning e la Base del mondo Il 4 luglio del 1960, dalle 4 alle 6,55 del pomeriggio, Piero Manzoni portò a termine, in una tipografia di Herning (Danimarca), la Linea m. 7.200. Una conseguenza dell'allontanamento dall'idea dell'opera d'arte quale oggetto materiale che può essere esibito nei musei o venduto nelle gallerie d'arte, è il gigantismo caratteristico degli ultimi progetti (a cui è riconducibile il Placentarium, un Corpo d’aria dalle forme architettoniche, "teatro pneumatico per balletti di luce, di gas"), che porta l'arte di Piero Manzoni ad abbracciare il mondo intero. Questo ideale artistico trova compimento nella Base del mondo, ("Socle du monde, socle magique n.3 de Piero Manzoni, 1961, Hommage à Galileo"), costruita a Herning nel 1961. |
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